Una giornata a Roma
A Roma le botteghe degli artigiani aprivano presto. Anche i commercianti, aperti i
battenti delle botteghe, mettevano di buon mattino in mostra la mercanzia.
Ma che chiasso, che folla per le strade!
I carri giravano per le strette curve delle strade facendo un fracasso tremendo. Al
mattino i maestri, la notte i fornai. Per l'intera giornata i calderai; il cambiavalute che
batteva monete col conio di Nerone, un battitore d'oro spagnolo che picchiava
ferocemente con il mazzuolo su una pietra, mentre i seguaci della dea della guerra,
Bellona, andavano in giro urlando come spiritati. Insomma un poveretto a Roma non
poteva pensare, né di riposare, né di "vivere".
Nelle basiliche gli avvocati difendevano i diritti dei loro clienti davanti al pretore e ad
un folto pubblico.
Intanto i ragazzi andavano a scuola. Vi stavano tutta la giornata, tranne un breve
ritorno a casa per il pranzo.
A mezzogiorno i Romani tornavano a casa per desinare. Poi uscivano, di solito per
recarsi alle terme, unico luogo dove ci si incontrava in una città con più di un milione
di abitanti. La distanza dalle terme era un problema e bisognava coprirla soltanto a
piedi, perché carrozze ed altri mezzi di trasporto non potevano circolare. Quando le
terme chiudevano, era ormai il tramonto e il pubblico ritornava a casa per la cena. Con
la cena si concludeva la giornata del Romano.
Uscendo dalle terme la folla si incontrava con una fiumana di gente. Erano gli
appassionati del circo dell'anfiteatro, che avevano terminato la loro giornata.
Designed by Città dei Ragazzi (Boys' Town of Rome) - 1996 ©